sabato 18 febbraio 2012

La voce dell'oceano - L'asino di peluche-




Io l’ho capito perché amo l’oceano, e ho capito anche perché lui si mi è preso il mio silenzio e mi ha donato la sua saggezza, che non è fatta di pensieri e di parole, ma di suoni e di musica.
E poi Pandora. Anche lei si è presa il mio silenzio, te lo ricordi, vero? E mi ha regalato la musica, mi ha dato l’amore. La musica dei suoi miagolii, il suo amore che non è un pensiero pensato, ma è fatto di suoni e di azioni.

Gli occhi dell’oceano e quelli di Pandora mi ricordano i tuoi, anche se il colore non è proprio lo stesso, perché quel colore lo avevi solo tu. Quel colore che forse ora vedono in paradiso, si perché se il paradiso esiste tu ora sei lì, e un colore così non ce l’avevano prima in paradiso, io ne sono certo.
Era il tuo colore, e poi è diventato anche il mio, il nostro.

Quando ti ho guardato per la prima volta mi sono sentito come si legge sui quei libri di meditazione orientale, quando ti spiegano quegli stati mentali o dell’anima in cui si cade in una sorta di contemplazione mistica, e allora poi tu ti convinci che magari è anche vero, e l’immaginazione e la fantasia fanno il resto. Tutto questo accade dopo anni e anni, se sarai abbastanza ligio e bravo e non so che altro. A me è successo in un attimo. Ti ricordi vero? Io ti ho guardato, e tu eri lì, davanti a me, vera, mi guardavi come se il tempo non esistesse, ed io avrei voluto che quell’attimo non finisse più, perché se un uomo può davvero diventare infinito un giorno, io penso che si debba sentire come mi sentivo io.

Sai che oggi è uscito il mio libro? E’ stato acclamato dalla critica, “per la prosa sofisticata ma al contempo semplice e intellegibile a tutti, e la profondità dei concetti espressi in una storia che toglie il fiato”. Alla fine James mi ha convinto a pubblicarlo, “è il prezzo che devi pagare per vivere nella tua casa sull’oceano, per il tuo cavallo e per la tua solitudine dal mondo”.
Non ha capito che io non solo, perché c’è Pandora, e poi Asufel e il mare. E io li amo tutti, dico sul serio. Non sono solo. Ho imparato ad ascoltare la terra, la madre terra intendo, le sue creature, e sto imparando a essere un uomo della terra, senza illusioni, senza dei, ma con un cuore di carne che batte, e che un giorno dovrò restituire.
Eppure mi sento come in quella canzone degli Aerosmith che più o meno dice “there’s an hole, in my soul that kills me forever..”.
James pensa che sbaglio, che devo guardare il futuro, che è arrivato il momento che io mi diverta un po’, che ci sono tante sue amiche molto disponibili a condividere il letto di un giovane e piacente scrittore.
Perché no? In fin dei conti siamo fatti di carne e ossa, e abbiamo pulsioni sessuali, e le vogliamo soddisfare, perché l’uomo è fatto per provare piacere, per stare bene, perché la vita sarà pure sofferenza come diceva Buddha e qualcun altro, ma io preferisco allora Epicuro, o Nietzsche, quando sostenevano che l’uomo è fatto per essere felice e per godere dei frutti della terra, non per torturarsi con pratiche masochistiche o negare la sua natura più profonda perché qualcuno con la barba lunga e un turbante gli ha detto che così acquisirà chissà cosa e chissà quando. Il paradiso se esiste è qui e sulla terra, in questo momento, così come l’inferno, è tutto qui, noi siamo qui, e se ci perdiamo, va a finire come diceva quel famoso cantante che la vita è qualcosa che passa mentre noi siamo impegnati a fare altri piani.
Eppure io sto andando avanti, e guardo il futuro. Anzi, guardo l’oceano, perché anche il futuro è un’invenzione, una finzione, invece il mare è lì davanti a me, tutti i giorni. E col mare ci parliamo, lui m’insegna moltissime cose, cose pensavo non esistessero, perché mi ero convinto che ne esistessero altre, e non vedevo quelle vere.
Sai, nel mare ci sono i pesci. E sono bellissimi. Anche loro si sono presi il mio silenzio, e mi regalano la loro musica, e i loro colori, la loro saggezza.
Che m’importa delle avvenenti amiche di James? Io vado avanti, e sto bene, anche se ho una ferita nell’anima, e come per tutte le ferite ci vuole tempo, no?

Ho voglia di fare l’amore. Con impeto, in modo licenzioso, senza freni, dolcemente, con passione.
Dentro di me ardo di desiderio. Qualche volta mi è capitato, qualche mese fa, di cedere alle attenzioni di qualche fanciulla. E’ stato così vuoto, eppure lo sapevo dentro di me, che sarebbe stato vuoto, ma l’ho fatto lo stesso.
Ora non voglio più. Perché io voglio volare, e noi abbiamo volato, così in alto da non vedere più la terra, e nemmeno le nuvole, per perderci nello spazio, oltre le stelle.
Parole? Si, un pallido riflesso di ciò che è stato veramente, di una vita, la mia vita, che tu hai reso vera, autentica.
Voglio continuare a essere quello che sono, e continuare a essere un uomo nella terra e della terra, senza rinnegare la mia natura, i miei istinti, e la ricerca della felicità.
Ho imparato con te che nell’unicità dell’amore, di quello vero, di quello che si sente sulla pelle, che fa bene e che a volte ti uccide, si può andare oltre il tempo e lo spazio, ma che questo richiede una grande consapevolezza, il desiderio di volerlo davvero, di voler mettere la testa dentro l’anima dell’altro, di guardare e di vedere dove nessuno era mai stato prima. Il prezzo è altissimo, ma la ricompensa oltre ogni aspettativa.
Io ci credo, perché a noi è successo, è stato vero, reale, come il pianto di un bambino che strilla perché vuole il latte o un pugno o una risata fragorosa o la rabbia o il dolore che proviamo, perché questo siamo noi, creature della terra, esseri emozionali.
E adesso io la felicità di classe B non la voglio più, e se per caso ora qualcuno mi venisse a dire che quello che noi abbiamo vissuto, che mi ha portato a dedicarmi anima e corpo a te, è stato possibile solo con te e mai sarà più possibile, bè, io mi fermo qui allora, scendo dal treno.
Ti ricordi l’asino di peluche che ti ho regalato e che adoravi tanto? Spesso lo porto con me, quando viaggio.
E qualche volta, come ora, anche lui come me ascolta la voce dell’oceano.

-Raffaele Ranieri- tutti i diritti riservati

domenica 12 febbraio 2012

La voce dell'Oceano




Ho imparato ad ascoltare il silenzio, sino a odiarlo. Ho letto tanti stupidi e inutili libri, per capire con grande e ingiustificabile ritardo che tutta la saggezza del mondo sta in realtà dentro un granello di sabbia.

Ho avuto così tanta paura di me stesso che sono scappato.
Ho provato a nascondermi in tutti gli angoli della terra, a rendermi irriconoscibile parlando e imparando le lingue più strane, mangiando cibi profondamente diversi da ciò cui sono sempre stato abituato. Ho pensato diversamente, ho voluto cose diverse, ho avuto desideri diversi, passioni antitetiche.

Non ho mai capito che non potevo scappare da me stesso. Ovunque andassi, qualunque cosa facessi, io ero sempre lì.
Eppure mi sono quasi ingannato, mi ero quasi convinto di avercela fatta, di non essere me.

Si, mi ero bevuto tutte quelle sciocchezze inventate per scappare, per uscire da noi, perché la verità è che siamo terrorizzati della vita, abbiamo paura della morte, ma la verità è che non sappiamo nulla, non sappiamo perché viviamo, però abbiamo paura di morire, forte, vero?

E intanto pensiamo, meditiamo, leggiamo quintali di inutili parole e ci convinciamo che siano saggezza immutabile, e ci convinciamo anche allora che noi siamo diventati più profondi degli altri, che ne sappiamo più degli altri, e che allora possiamo essere presuntuosi e arroganti, e dire cosa si deve fare e cosa non si deve fare, oppure fingiamo di aver rispetto per tutti, anche per chi non la pensa come noi, ma, sotto sotto, dentro di noi, guardiamo quegli sfigati dall’alto in basso.
Ma la verità invece è che non abbiamo capito proprio nulla.
E ancora pensiamo, meditiamo, studiamo, facciamo tutti i piccoli maestri, e mentre siamo così assorti a pensare arriva un giorno in cui tutta la vita è passata. Quella vera intendo, fatta di cose vere, fatta dell’unica cosa che ci rende davvero vivi: le emozioni. Così concentrati a voler capire invece di capire e basta.



Oggi è domenica mattina, e ancora una volta guardo l’oceano dalla finestra della mia camera. Quell’oceano che si è preso il mio silenzio, che mi ha costretto ad ascoltare la sua voce.
E poi anche Pandora si è presa il mio silenzio. Perché lei parla sempre. Ogni mattina, alle sei salta sul mio letto e mi lecca i capelli, mi pulisce il pelo insomma. Si prende cura di me, è carina, vero? E poi miagola, perché noi dobbiamo parlare, perché noi dobbiamo comunicare, perché la vita non è silenzio, perché la vita è musica, la musica dei suoi miagolii, la voce delle onde, del vento che mi soffia tra i capelli quando al galoppo percorro i chilometri di spiaggia con Asufel.

Ho una cucina bellissima. Tutta bianca, con l’isola, come piacerebbe a te. E noi ci avremmo cucinato un sacco di belle cose, e poi avremmo fatto le torte per i nostri compleanni, e saremmo invecchiati insieme, e Pandora avrebbe leccato anche i tuoi capelli, e avrebbe amato anche te, come io ti ho amato.
Chi ha deciso che dovevi lasciare questo mondo? Perché mi hai lasciato qua? Perché io lo sapevo perché volevo vivere, e anche per cosa sarei morto, ma tu ora non ci sei più, e io ora davvero non lo so.

Dio è una parola, è solo un’invenzione, sono invenzioni i maestri da seguire, la filosofia, l’etica.

Non ci servono, sono storie che possiamo non imparare, non mi serve nessun Dio di fronte a un cucciolo indifeso, o innanzi agli occhi di un bambino che mi tende la mano e mi sorride. E dove sta questo Dio quando la gente muore massacrata, i bambini uccisi e l’uomo continua a compiere le peggiori nefandezze?
La vita è guidata completamente dal caso, dal caos, ma la nostra incontrollata paura vuole convincerci che invece un ordine ci deve essere, perché altrimenti non è possibile, perché se no insomma fa troppo schifo, non può mica essere tutto qui.

La verità è che la vita è completamente e totalmente priva di senso, e se gliene vogliamo dare davvero uno dobbiamo riempirla di profumi e di sapori, dobbiamo riempirla di quell’unica cosa che eleva l’uomo e chi si chiama amore e che ti fa sentire infinito ed eterno, oppure semplicemente un essere umano, ma una donna o un uomo che sa perché sta vivendo.

E’ arrivato il momento di pranzare, ho fame. E anche Pandora ce l’ha.

Stenderemo una coperta appena fuori di casa, sulla sabbia, e mentre parleremo, ascolteremo insieme la voce dell’oceano.


Raffaele Ranieri - tutti i diritti riservati-

martedì 6 dicembre 2011

Il principe prigionierio - Capitolo 222




Il cielo è così vicino, non  è mai stato così bello, lo sai ?
E’ così pieno di ..stelle..
Io ora sono qui. In piedi, in un prato immenso. Tra i frutteti, tra le montagne.
Se chiudo  i miei occhi, e ascolto con il cuore, sento l’universo.
Per un breve, impercettibile e inesorabile istante, io sono uno. Con tutto. E tutto è in me.
Per un breve, impercettibile  e  imprescindibile istante  la terra respira.
Sono io quella terra pulsante
Io sono il vento. Io sono le stelle. Io sono la luce.
E poi.. di nuovo me…
Io. Tu. Un possibile noi. Si. Perché io sono innamorato di te.
Senza mai averti veramente parlato, senza mai averti sfiorato, senza mai averti intensamente guardato al punto di perdermi nell’immensità dei tuoi occhi.
Io, che scorrevo libero nel letto dell’Isonzo, che danzavo con le fate, io che ero qui, ora prima e altroquando.
Io, ti Amo.
Ma cosa significa amare?
Piango sempre, quando me lo chiedo.
Perché conosco la risposta. E quando vibra dentro di me, ancora una volta, per un inesorabile, imprescindibile , impensabile istante, io…
Sento la Luce.
Io sono la Luce.
Noi siamo la Luce.
Posso vivere senza attaccamenti? Posso essere felice senza nulla?
Posso possedere tutto, ogni singolo meraviglioso oggetto di questa terra, creato e non creato dall’uomo ed essere felice?
Posso essere felice con tutto questo, senza sapere chi sono? Senza sapere da dove vengo, e dove andrò?
Dove sta?
Leylan, regina delle fate, che calchi la terra e le interdimensioni  da infinite albe e tramonti, rivela al principe il tuo segreto.
                             ……..                   ……                                   ……..
E tu?
L’amore è qualcosa che va oltre noi. E’ movimento. Magia. E’ stabilirsi dentro l’amore divino.
Non sei tu. Non sono io. Non noi.
Qualunque cosa farai. Con chiunque tu andrai, e crederai di amare.
Puoi non vedere. Posso non sentire.
Possiamo ignorarci. Ora. Per un attimo. Un istante. Un mese. Una vita.
E poi torneremo.
Ancora. E ancora. Poi ancora.
Conta: uno, due, mille, qui, sempre, per sempre, infinito.
Può forse separarsi  la Luce dalle sue creature?
Noi siamo uno.
Tempo e spazio.
Illusioni di neve di fuoco che cosparge il mare dell’eterno silenzio.

………..
Sono qui per amarti.
Per proteggerti.
Perché tu sia felice.
E’ questo che fanno gli angeli. Lo sai vero?
…..
Vuoi essere felice.
Lo so….
Convulsamente corri, con vigore ostacoli il flusso della luce, percorrendone freneticamente il suo senso. Il senso contrario.
..tempus fugit….
Ebbene.
Ecco la risposta di cui domandi.
Apri il tuo cuore.
Lascia che pervada ogni singolo atomo del tuo corpo, che illumini l'anima.
Lascia che ci sia solo la Luce.
Non voltarle le spalle.
Non questa volta.
Chiudi i  tuoi occhi.
E’ li dentro.
Si.
Lì.
Nella luce.
La tua risposta.
Non ignorarla.
Corri da me adesso.
Non lasciare che passi un’altra vita.
Corri da me Amore mio.
Due.
Uno.
eTernamente.

Raffaele Ranieri -tutti i diritti riservati-

lunedì 21 novembre 2011

-Il principe prigioniero -Capitolo 281 - La neve rossa



E’ neve quella che cade.
Ho un cuore che pulsa… sangue.
La notte è gelida.
Cosmico movimento di creature di un inverno senza inizio.
Perché avere un nome proprio?
Lacrime. Posso piangere.
Il vento del nord mi accarezza. Io.. sento freddo.
                                                   Il mio corpo.                       L’anima.
Sono imprigionato in un sogno.

Dove sono?
Gli esseri viventi abitano orribili edifici, corrono in contenitori di metallo che avvelenano l’elemento fonte di vita sensibile.
Dove sono?
Gli uomini comunicano attraverso piccole finestre luminose.
I loro corpi, le loro menti, il loro cuore, le loro emozioni, sono imprigionati lì dentro.
Qui, gli animali non mi parlano.
Dove sono le fate?
Amiche care, che più volte avete avvolto di luce il mio spirito, dove vi nascondete?

Sono un principe senza nome. Ora intrappolato in un sogno.
La neve cade. Ha il ritmo dell’eternità, il sapore di una nuvola, la consistenza del vuoto.
Non si ferma. Fiocco dopo fiocco. Incessantemente.
E tu?
A te mi rivolgo.
Si, a te, che ora mi leggi.
Pensi.. sia un artefatto? Pensi io sia un’invenzione di qualcuno?
Di chi ha impresso queste parole nel nulla?
Io non sono forse… REALE????
Eppure noi, ora, stiamo conversando. Io sono un principe. Un principe prigioniero.
Io ti giuro, su quanto di più caro esista per me, che sono reale, almeno quanto lo sei tu.
Oppure, dimmi, TU, dall’alto del tuo mondo di incrollabili certezze e indicibili atrocità:
COSA E’ DAVVERO
?Reale?
Io sono il principe che libererà tutti voi. Io vi toglierò dalla vostre scatole di metallo, vi salverò da quelle finestrelle luminose in cui siete rimasti imprigionati, nell’illusione perduta di poter essere ancora spirito.
Vi restituirò il cielo stellato, il profumo dell’erba, vi insegnerò nuovamente a parlare con gli animali. Le fate si mostreranno ancora una volta, i folletti vi doneranno i loro liquori più dolci, per rendervi ebbri di vita e partecipi di Gaia, come era un tempo, un tempo perduto. Un tempo che non c’era.
Adesso guardami.
Sono dentro di te.
Non qui.
Non in questa finestrella luminosa.
Sono nella tua anima.
Chiudi gli occhi.
Salvami.
CREDI in ME
solo per un istante.
Un breve, infinito, istante.
Non nel tempo.
Non nello spazio.
credi in me.

Il cielo e la terra saranno di nuovo uno.

-Raffaele Ranieri- tutti i diritti riservati-

sabato 5 novembre 2011

Io so cos'è l'amore - Capitolo 7 - Alexander e Chiara (quando erano felici)


“Una volta Chiara ed io, eravamo felici.
Ci amavamo?
Era Amore?
Amore per me è solo una parola. Una parola che sta nella nostra mente. A cui abbiamo associato Cenerentola, Biancaneve e tutti i film smielati di Hollywood. L’amore pensato, intellettualizzato.
Io non so cos’è l’amore. Mi dispiace.
So però che la vita diviene dirompente nell’attimo, in quel periodo di tempo a tal punto impercettibile che pare annullarsi.
Quando questo succede, noi siamo infiniti. Senza fine. Senza tempo. Senza spazio.
Siamo qui, lì, ovunque, adesso, ora, tanto tempo fa, per sempre.
Ricordo degli attimi.
Una stanza meravigliosa. Un luogo di principesse e principi. Un letto a baldacchino, la luce delicatamente prorompeva nello spazio da una finestra, che generosamente concedeva di ammirare un castello di un tempo che non cessa di essere presente.
Poi ricordo Chiara. I suoi meravigliosi occhi di cielo, il suo sorriso che schiudeva il mio cuore, la sua pelle come seta, il tepore del suo corpo.
Noi eravamo lì. Immemori di ogni cosa, se non di noi stessi.
Non credo che mi sia capitato spesso, nella mia vita, di non voler essere se non dov’ero, così presente a me stesso.
Abbiamo dormito avvolti in un abbraccio indissolubile. La sua testa sul mio petto.
Il suo respiro regolare e delicato, i battiti del suo cuore cantavano per noi una dolce ninna-nanna.
Non ricordo più nulla. Perché noi siamo diventati uno, e poi qualcosa più di Uno, qualcosa che io non posso più raccontare, ma che ho potuto solo vivere, oltre l’esistenza.
Io non so cos’è l’amore. Ma so solo che vorrei essere ancora lì. Per sempre.
Lei poi ha aperto i suoi occhi ed io ho visto la mia anima riflessa.
Ho capito che non siamo creature senza un Dio, nonostante tutte le atrocità che nel mondo mi sconvolgono.
Abbiamo fatto l’amore. Teneramente, immensamente.
Eravamo luce pura, confluiti l’una nell’altro abbiamo viaggiato tra le meraviglie di questa terra, respirando il miracolo della nascita, tingendoci dei colori dell’alba boreale, ascoltando la melodia del silenzio tra le montagne dell’Himalaya e abbandonaci alle tenere carezze delle creature dell’Oceano.
Io non so cos’è l’amore. Non so spiegarlo come un filosofo, ne declamarlo come un poeta.
Io ricordo solo degli attimi. Impressi sul pentagramma della mia anima sono le note della sinfonia della felicità.
E’ una sinfonia che si suona in due. Ma non a tutti è concesso suonare.
Vorrei suonare ancora. Vorrei ascoltare ancora.
Io non so cos’è l’amore.
Ma, per un attimo, ho provato a essere eterno".

Raffaele Ranieri – tutti i diritti riservati-

venerdì 28 ottobre 2011

Io so cos'è l'amore - Capitolo 6 - Alexander





“E poi un giorno ho capito che anch’io potevo amare davvero, perché l'amore era così dentro il mio cuore da non esistere più nella mia mente, l'amore non esisteva più, perché io stesso ero Amore”.


Alexander penetra nelle profondità di queste parole. Scruta la copertina del libro che legge, una scritta “Il principe prigioniero”, e un’immagine, di un principe, un viaggiatore, con occhi di fuoco e lo sguardo segnato da un profondo senso di solitudine, una solitudine volontaria.

“L’amore esiste? No, non nella mia vita. Non per una donna.

Ho sognato di essere una stella. E di brillare sempre su di te, nei secoli dei secoli, dovunque tu andrai, con chiunque tu sarai, qualunque cosa tu farai. Io ti avrei amato. Per sempre.

Perché “per sempre” esiste, vero? No. Non per me.

Avrei voluto essere un albero. Come gli alberi ti avrei dato riparo dalla pioggia, ristoro dalla calura del sole, nutrito con i miei frutti, dato colore alla tua stanza con i miei fiori, asciugato le tue lacrime nei momenti di sconforto che la vita dona a tutti, lasciando un senso di pace nel tuo cuore ogni qualvolta mi avresti abbracciato.

Ti ho visto con un altro. E ho pensato che forse eri felice.
Il mio cuore non era d’accordo. E ho pensato che non potremo mai esserlo, felici intendo, lontani l’una dall’altro.

Ma tu corri Chiara, e non ti fermi mai. Nemmeno per ascoltare il tuo cuore.

Hai preferito pensare che noi non ci amassimo. Hai forse pensato che l’amore deve essere come quello che Walt Disney ci ha raccontato in Cenerentola, o in Biancaneve.

Ma lo zio Walt, di proposito, non ci ha concesso di vedere Cenerentola che si lamenta perché il principe è disordinato, o il principe che protesta perché Cenerentola quando lui torna a casa dal lavoro (si anche i principi lavorano, se non altro per non annoiarsi) lei è sempre vestita da zitella.

Cos’è l’amore Chiara? Io non lo so. Non lo so più. 

So solo che mi ricordo le tue faccine buffe, i tuoi scherzi, le tue tenerezze, non posso dimenticare tutte le cose che solo io potevo vedere, quello da cui tutto il mondo stava fuori. Loro potevano contemplare i tuoi meravigliosi occhi, il tuo sorriso, capace di addolcire persino il più duro dei cuori, o rimanere ammaliati innanzi alla geometria perfetta delle tue forme.  Non possono però vedere dentro il tuo cuore, e sbirciare, come un bambino pieno di curiosità ed entusiasmo in quella piccola stanzetta, dove tu eri imprescindibilmente te stessa.

Ma tu hai avuto paura, e hai deciso di chiudere quella stanza, e di dimenticarti dove hai  messo la chiave che la apre.

E ora mi manchi Chiara. Vorrei non piangere. Le mie lacrime sono così amare, sai?
Perché?

Io non so cos’è bene l’amore. Non ne so parlare.

Ma nel mio cuore sento che, senza amore, l’universo intero smetterebbe di muoversi”.

- Raffaele Ranieri – tutti i diritti riservati

domenica 23 ottobre 2011

Io so cos'è l'amore - Capitolo 5 - Il pianto di Chiara



Chiara scappa. Corre. Il cuore implode dentro di lei.
Chiara non pensa. Chiara non ama. Chiara vuole sparire.

Corre. Come se volasse.
No. Chiara precipita, nell'inganno, nei falsi sentimenti.
Chiara viene inghiottita dalle sue paure.

E poi non pensa più a Jacques. Nè a Giada. Lì insieme.
Attori inconsapevoli o consapevoli della loro più grande interpretazione: il loro matrimonio, sul palcoscenico della vita, innanzi a una graziosa chiesetta bagnata dal Naviglio, innanzi alla loro più beneamata spettatrice: Chiara.
Felicemente ingannano loro stessi.
Consacrando la loro unione innanzi a un Dio che non conoscono e dimenticano.

Jacques e Giada. Polarità arcane di mondi opposti, la donna e l'uomo, yin e yang.
Fuga estemporanea da un mondo di sofferenza.

Giada. Intelletto e ragione. Equilibrio e serenità, come l'acqua statica di un lago.
Jacques. Emozioni e cuore. Senza alcun controllo, nè logica alcuna. Come un torrente che impetuoso discende la montagna, senza fermarsi, incurante di ogni cosa, se non il suo scorrere incessante.

Jaques. Sogno di cristallo infranto in una tiepida mattina d'autunno.

"Perchè? Perchè sono così fragile? Ho distrutto tutto. Ogni singola cosa. Sono fuggita dall'amore. Quello che avevo dentro di me. L'ho imprigionato nella più profonda delle segrete. Senza pietà. Ho avuto paura. Ho corso. Ho inseguito le chimere di questo mondo. Un mondo che non è più per noi.
Un mondo che non è più per gli uomini. Un mondo che non vuole più arrendersi all'amore. Su cui l'odio tenta di dilagare. E lo vediamo. In ogni istante. Persino la nostra terra si ribella a noi, tremando con vigore, innalzando sino a confondersi col cielo le onde del mare.
Jacques. Come sono stupida. Come siamo stupidi. Ho creduto di amarti in un istante. Ho creduto che le nostre anime si sarebbero fuse in una. Ti ho donato me stessa. Il mio corpo. Ma non il mio cuore. Anche se ho creduto di farlo.
Vedi, Jacques, io non so più dov'è il mio cuore. Perchè continuo a volerlo non vedere.
Eppure lui continua a battere, palpitare e pulsare musicalmente. Lì, quì davanti a me, urlando: -Chiara!! Svegliati, sono qui, solo qui troverai il significato più profondo dell'amore! Perchè scappi? Dove vuoi andare?-
Non lo so, Cuor mio. Non lo so. Io... non so  più chi sono... Chiara? Sono un nome? O sono il mio corpo? O questa testa che pensa?
Non voglio più pensare. Non voglio più nessun uomo. Non voglio più.. amare?
Cos'è la vita senza l'amore?"

Chiara lascia automaticamente che la sua mano esplori la tasca dei suoi jeans, ne estrae un foglietto, consunto. Sulla carta impresse le parole di colui a cui, in un passato che sembra così lontano, con Cuore aperto, chiese un figlio.

Chiara ancora una volta le legge, lascia che esse la rapiscano, per portarla in un mondo di luce, ancora una volta, per un fugace istante, senza tempo e senza spazio:


coglierti come una rosa
essere la fonte che ti disseta

inebriarmi della tua anima
avvolgerti in un abbraccio di infinito amore


amami senza tempo e senza spazio
ti condurrò oltre la soglia dell'eternità



Chiara. E le sue lacrime.
Le sente scorrere. Perle incolore, senza consistenza, discendono lungo la nostra esistenza, affinchè non ne dimentichiamo il suo sapore talvolta amaro.
Chiara ora non vuole più pensare. Non ora. Chiara non vuole ascoltare il suo Cuore.
Chiara adesso vuole solo piangere.

Raffaele Ranieri - tutti i diritti riservati